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Una settimana nella vita | Mondaino

Non abbiamo bisogno di altri mondi. Abbiamo bisogno di specchi
Stanislaw Lem

Per una settimana un abitante di Mondaino deve adottare un artista. L’abitante può essere chiunque: un impiegato, una pensionata, uno studente, il fabbro, un professore, l’impiegata delle poste. L’artista può essere chiunque abbia voglia di fare quest’esperienza: un performer, una danzatrice, un fotografo, un light designer, una musicista. Per quattro giorni l’artista seguirà ovunque il suo abitante di Mondaino: lo aspetterà al mattino fuori dalla porta e andrà con lui al lavoro; prepareranno da mangiare insieme, osserverà i suoi gesti, scoprirà il suo modo di parlare, ascolterà il suono dei luoghi che frequenta, noterà come la luce entra dalle finestre della sua casa. Poi, la sera, tornerà a dormire all’Arboreto.Il primo giorno l’artista non deve fare domande al suo abitante, deve solo osservarlo, guardarlo, conoscerlo senza che lui si racconti, deve semplicemente condividere la sua quotidianità, cercando di farlo con la giusta distanza, con le misure che inevitabilmente gli trasmetterà l’abitante stesso. I due si studieranno a vicenda. Solo dal secondo giorno potrà avvenire l’incontro vero e proprio, e con esso lo scambio. Ogni sera l’artista tornerà nel suo mondo protetto e individuale: raccoglierà, catalogherà, ripeterà quello che ha visto, o semplicemente ripenserà a ciò di cui ha fatto esperienza.Il quinto e il sesto giorno saranno dedicati alla creazione: ognuno, individualmente darà forma al suo racconto, al suo sguardo, all’incontro che ha avuto. La forma potrà essere qualsiasi: una coreografia costruita a partire dai gesti quotidiani del proprio abitante; una creazione sonora costruita sul ritmo delle sue giornate; una raccolta sonora o visiva del suo mondo; perché no, un dialogo con l’abitante stesso, portato per l’occasione dall’altra parte del palco. Certamente non sarà importante il risultato spettacolare di questo momento condiviso: al contrario sarà importante scoprire in che modo ognuno si sarà approcciato all’umanità che ha incontrato. L’artista presenterà il suo racconto al proprio e agli altri abitanti: sarà il momento in cui si assumerà la responsabilità del suo sguardo e della sua interpretazione.


Lettera per l’Artista

Caro Artista,

di seguito, forse, troverai i motivi per cui tu dovresti fare questo laboratorio, o workshop che dir si voglia.
Sarai adottato da una persona. Dovrai metterti completamente a disposizione di un incontro, per una settimana, libero da qualsiasi finalità particolare.
Dovrai partire dall’osservazione di un’altra esistenza per sviluppare il tuo lavoro artistico, cercando così, con un semplice fare, di cucire un discorso interrotto, quello tra la vita che viviamo e che vediamo vivere e l’arte che amiamo, che a volte sembra galleggiare in luoghi lontani.
Un’intera settimana votata all’ascolto, allo sguardo. Non sarà facile, certo. Si tratta di pesi e misure delicatissime, si tratta di capire il passo e il respiro per non essere di troppo o per non esser presente davvero. Si tratta di partire da una vicinanza fisica estrema. Si tratta di trovarsi soli in due.
Cosa ti attirerà di questa persona? Dove rintraccerai, nel modo in cui si muove, nella qualità del suo sguardo, in quello che dice, la qualità della sua presenza? Come è fatto il suo mondo? Quali i suoni, gli odori, i colori, il tempo e lo spazio che la circonda ogni giorno? Come si racconta, oggi, una vita? Dove si rintracciano quelle risonanze universali che pure esistono nel cuore di tutte le storie e le persone?
E’ chiaro, da questo laboratorio partono solo domande.
Ci sarà molto da imparare, e molto da fare.

Il laboratorio si svolgerà la prima settimana di ottobre a L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino. Parteciperanno 15 abitanti di Mondaino e altrettanti artisti. Se vorrai, potrai essere uno di loro. Puoi essere un attore, un performer, un danzatore, uno scenografo, un fotografo, un musicista, un video maker. Il corpo, la luce, lo spazio, la parola, il suono possono indifferentemente essere i tuoi strumenti di lavoro.
L’importante è che il tuo fare abbia incontrato, o incontri, l’ambito della performance.
Verrai adottato da un abitante.
Potrà essere un uomo o una donna, un anziano o un giovane, il sindaco o il fabbro, l’autista del bus o la maestra elementare. Per cinque giorni, dal momento in cui la sua giornata inizia al mattino, fino a quando finisce alla sera, sarai accanto a questa persona. Sarai lì, dapprima in silenzio, poi sempre più presente, come è normale che accada. In che modo accadrà lo deciderete voi, a seconda dei vostri caratteri, delle vostre necessità: potreste diventare grandi amici, o finire per non parlarvi mai. Come in ogni incontro, molto poco è prevedibile.
Alla fine di ogni giornata tornerai all’ Arboreto. Lì ci sarà spazio e tempo perché tu possa lavorare con i tuoi strumenti e trasformare quello che hai visto in un ritratto.
Un ritratto che finirai di comporre il sabato, e che domenica, all’interno dello spazio del teatro, offrirai al tuo abitante, come dono in cambio dell’ ospitalità ricevuta. Il tuo lavoro sarà lo specchio dentro al quale potrà guardarsi, trasformato. Ma sarà subito esposto, come si è esposto il tuo abitante lasciandosi guardare. Lui guarderà il ritratto di se stesso. Dovrai accettare questa responsabilità, senza fartene impaurire.
Non si tratta qui di riprendere le cose dal vero.
Si tratta di lavorare sulla natura dello sguardo, sulla sua intenzione, il suo intendimento.
Si tratta di scoprire ogni volta come tramutare la realtà corruttibile in una verità poetica incorruttibile.
E’ una questione di sopravvivenza.

Lettera per l’Abitante

Caro Abitante,

la prima settimana di ottobre all’Arboreto di Mondaino si svolgerà un laboratorio. Parteciperanno 15 artisti provenienti da tutta Italia e altrettanti abitanti di Mondaino. Se vorrai, potrai essere uno di loro. Adotterai un artista.

Non c’è nessun motivo per cui tu dovresti fare questa cosa.
Adottare un artista. Una persona che vive una vita completamente diversa dalla tua. Metterti uno sconosciuto accanto per cinque interi giorni. Qualcuno che sarà lì principalmente per osservarti, farsi un’idea di te; che non ha nulla da offrirti, se non il suo sguardo e che alla fine ti offrirà proprio quello, e nient’ altro.
Si tratta di essere aperti e generosi. Curiosi. E’ faticoso. E’ impegnativo. E’ un incontro, e non sai a cosa potrà portare. Sicuramente non l’hai mai fatto prima. Probabilmente non ti capiterà di nuovo.

L’artista potrà essere un attore, un danzatore, un fotografo, un musicista, un video maker. Potrà essere un uomo o una donna, giovane o meno giovane. Per cinque giorni, dal momento in cui la tua giornata inizia al mattino, fino a quando finisce alla sera, avrai accanto una persona che non conosci. Sarà con te mentre fai colazione, a casa o al bar, ti siederà di fianco mentre svolgi il tuo lavoro, ti guarderà compiere i tuoi gesti, ascolterà le parole che dici agli altri. Potreste non parlarvi mai, potreste diventare grandi amici: quello che conta è che tu abbia voglia di concederti all’incontro.
Alla fine di ogni giornata il tuo ospite tornerà a dormire all’Arboreto. Ripenserà a quello che ha visto, lavorerà con i suoi strumenti, giorno per giorno, per comporre un tuo ritratto. Un ritratto che potrà avere forme diverse: una coreografia di gesti, un video, una musica, la scrittura di un testo. Alla fine della settimana l’artista presenterà questo ritratto al tuo sguardo, te ne farà dono: sarà lo specchio dentro al quale potrai guardarti.

Tutto inizierà con una merenda, di domenica pomeriggio, il 30 settembre. Gli artisti e gli abitanti coinvolti si incontreranno per la prima volta all’Arboreto. Dal giorno dopo inizierà una settimana nella vita: da lunedì 1 ottobre a venerdì 7 ottobre ogni artista seguirà il suo abitante. La sera del venerdì vi saluterete, per incontrarvi di nuovo domenica pomeriggio, quando ogni artista presenterà il ritratto del proprio ospite, in teatro di fronte a tutti i partecipanti. Una festa vera e propria a cui verrà invitata tutta la cittadinanza. In questa occasione anche tu potrai fare qualcosa per la festa, contribuendo in qualsiasi modo alla sua realizzazione: potrai cucinare, potrai suonare, potrai ballare.
E il cerchio sarà chiuso.