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Strauss

ideazione e realizzazione Muta Imago
video Lorenzo Letizia

produzione Muta Imago 2007
ringraziamo Greccio Struzzi s.r.l.

Strauss è un progetto site-specific.
È nato in occasione della Notte Bianca 2007 di Roma, ma cambia ogni volta che viene allestito.
È un’installazione interattiva.
Ha bisogno di un pozzo pieno d’acqua, cinque centimetri di nebbia, qualcosa da nascondere, una piccola proiezione e un mucchio di persone curiose.

Un mondo perduto, quello dello scultore Canonica, fine ‘800 inizio ‘900, prima che cadessero gli zar, prima della Seconda Guerra Mondiale, ma con già le colonie italiane in Africa. Il museo piccola fortezza, con fuori un cannone, sembra tutto volto a conservare questo mondo, a lasciarne intatte le vestigia.
Cosí come le mura esterne e interne dell’edificio, il giardino da esse racchiuso riporta alla mente tempi ancora più remoti, di cui l’installazione vuole far riaffiorare tracce, visioni lontane.
Informandoci sul luogo, abbiamo scoperto che in passato è stato anche un gallinaro, un cortile per gli uccelli.
L’antico gallinaro seicentesco non ospitava galline, ma uccelli esotici. I più grandi, quelli che nella voliera dietro al Museo Borghese non entravano. Tra le mura della fortezzuola venivano allevati pavoni, struzzi, fagiani. Soprattutto struzzi: colli lunghi, teste affusolate e occhi vitrei e folli. Grandi ali inutili per volare, ricoperte di piume lunghe, flosce e pendenti. Animali catturati con forza dalle loro lontane terre d’appartenenza e portati a Villa Borghese per il divertimento venatorio dei padroni di casa, la famiglia Borghese, appunto. La versione seicentesca del bioparco.
Per una notte, la casa-museo, per la precisione il cortile interno dell’edificio, per essere ancora più precisi il centro di quel cortile, il pozzo, torna ad ospitare i vecchi inquilini di una volta. O meglio, il ricordo di quegli inquilini: tracce, visioni, che si affacceranno tra i rami dei melangoli, sulla ghiaia dei sentieri e soprattutto nelle acque del pozzo, dove una volta gli struzzi si abbeveravano.
L’acqua sarà la finestra principale, l’accesso verso un mondo che non esiste più, scatola blu di lynchiana memoria che mostra e sovverte: sulla sua superficie si affacceranno, vivi come un tempo, gli struzzi. Se ne avranno voglia, se verrà loro lanciato del cibo. Il cibo/viatico che rende possibile la visione sarà la reazione chimica che avviene tra l’acqua e l’anidride carbonica allo stato solido: da questa reazione scaturisce una leggera nebbiolina, bassa, bianca. Le tracce di questo mondo antico, in vita saranno dunque fragili, mutevoli: reagiranno alla presenza fisica dei visitatori, che con i loro soffi, con il loro muoversi, con il loro respirare potranno disegnare le immagini, perfino cancellarle del tutto, cosí da scoprire cosa si nasconde dietro di esse, in fondo al pozzo. Le forme vive degli struzzi per combattere e nascondere il puzzo di morte, che insistentemente torna ad affacciarsi; la loro semplicità e innocenza (Dio nella Bibbia tolse agli struzzi la sapienza e non gli concesse alcuna intelligenza), il loro sguardo, (che nel medioevo si riteneva avesse una potenza vivificatrice tale da essere sufficiente per far maturare il piccolo di struzzo nell’uovo) per difendersi dalla consapevolezza della fine. Attraverso il mezzo del pozzo si vuole attivare una riflessione sul potere rigenerante/cancellativo del tempo, che ad ogni nuovo innesto, ad ogni nuova vita che arriva, stratifica e cancella le tracce di vita precedenti.
Un tempo gli struzzi abitavano la fortezzuola. Di loro, oggi, non è rimasta traccia. Oggi Pietro Canonica abita l’edificio. Anche di lui, domani, forse, non resterà traccia, e sarà bello che qualcuno, allora, ne faccia riaffiorare il ricordo in qualche maniera.

Dalla locandina della Notte Bianca ’07, Roma