La memoria è un mistero fatto della stessa materia del nulla, non si può afferrare, fissare, bisogna accontentarsi di quel bagliore intermittente, che a tratti illumina il buio.
Filippa Ilardo – Sipario
Due spettacoli teatrali per la ricostruzione silenziosa di una memoria diffusa tra l’essere umano, lo spazio e il tempo. Il drammaturgo Riccardo Fazi, tra i fondatori dei Muta Imago, ci racconta il percorso di un sentimento che approda su di un palcoscenico…
Noemi Pittaluga – Exibart
Uno spettacolo di alta qualità, da ogni punto di vista, per l’ideazione, le soluzioni scenografiche e musicali, la recitazione, il senso profondo, non solo emotivo, della scelta del tema guida.[…] Poche parole in scena. Azioni fisiche. Boati, distruzione, echi nella testa, sobbalzi negli spettatori… bellissimo!
Valeria Ottolenghi – Gazzetta di Parma
Un linguaggio ridotto allo spessore minimo, e di contro una energia che pare titanica. Mentre quel “difetto di memoria” da risalire, si fa elemento drammaturgico straziante.
Gianfranco Capitta – Il Manifesto
Lev è uno spettacolo raffinato che conferma la qualità del gruppo: la solitudine del protagonista si rifrange in immagini bellissime, commoventi, stupefacenti: frammenti di un passato, ricordi della gloriosa conquista sovietica dello spazio, suggestioni d’infanzia, amori perduti.
Andrea Porcheddu – DelTeatro.it
Lev rappresenta un risultato di grande maturità drammaturgia dovuto ad una scelta di senso fortemente sostenuta, quella di lavorare per correlativo oggettivo, ossia attraverso l’unico linguaggio capace di presentare i codici non nella loro abbagliante evidenza, ma sulla base dei loro effetti.
Grazie all’estrema eleganza e alla poesia che anima le immagini sceniche dei Muta Imago, il lavoro di questa giovane formazione si candida ad essere un anello di congiunzione importante tra una ricerca che naviga (a volte a vista) nel mare inquieto della visione e un teatro di altro segno, che cerca insistentemente di riportare l’umano, con il suo carico di emozioni, al centro del suo farsi e del suo dire.
Graziano Graziani – Carta.org