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La Stanza di M.

ideazione: Muta Imago
regia: Claudia Sorace
spazio sonoro: Riccardo Fazi
assistenza tecnica: Massimo Troncanetti
foto di scena: Laura Arlotti

con Glen Blackhall, Irene Petris

produzione Muta Imago 2009
coproduzione Santarcangelo dei Teatri 2009

Era cosí, e per questo, che quella sera, verso le sei, trovandomi chiusa nella mia stanza, trovandomi sola nella mia stanza, davanti al mio letto cosí nudo e tetro, coi piedi gelati dal vento, io avvertivo un cosí profondo e crescente e angoscioso malessere, di cui però non potrei dire che mi rendevo veramente conto. Ero, per dire la verità, in uno stato di lieve incoscienza, di torpore, che mi impediva in modo assoluto di prendere una qualsiasi decisione in merito alla crudeltà di quel pavimento, del letto, della finestra e degli stessi muri della stanza. Sono le sei della sera, dicevo a me stessa, un ‘ora assai bella.
Anna Maria Ortese


La Stanza di M.
è una performance pensata e realizzata in occasione del Festival di Santarcangelo. Vuole raccontare del rapporto tra suono e memoria. Prevede una persona in una stanza, che poi diventano due. E del suono, che non si capisce da dove arriva.
Lei è seduta sul bordo del letto, sola. Alla sua destra c’è una lampadina accesa. Quando spegne la luce, siamo in un altro luogo.
Un’ ossessione che ritorna, sempre più potente, sempre più definita. La Stanza di M. è il racconto di una separazione, di una fuga, di una mancanza che non si vuole più ricordare.


E’ programmatico il nome di questo gruppo teatrale per la sua drammaturgia non basata sul testo verbale. Nell’allestimento appositamente pensato per il festival di Santarcangelo l’impeto delle figure chiuse dentro la mente del protagonista irrompe. Il dibattimento ha luogo e prende corpo nel suono, le cui onde melliflue allacciano rapporti morbosi e inseparabili tra le frasi appena passate e quelle del presente o addirittura quelle future, in una fusione che pretende di dare sostanza alla natura volatile del ricordo. Le figure del passato continuano ad essere operanti. Il passato non passa, e proietta la propria sterminata drammaturgia nel pensiero angusto dell’attualità.
Claudia Castellucci – programma di sala Santarcangelo 39